Dipartita ma anche no
Non potendo piu per qualche strano motivo mettere online la lista dei film mi sposto
http://jacopomsn.blogspot.com/
Non scriverò molto, solo liste su liste
Wendy! I’m home!
Eccomi di ritorno da queste vacanze che più che estive sono sembrate autunnali.
La prima tappa della mia estate è stata Santa Teresa Di Gallura, bellissimo paesino situato nella altrettanto splendida Sardegna. Il tempo non è stato dalla mia parte, con temperature sotto la media stagionale (come dicono i meteorologi fichi), però sono riuscito a godermi ugualmente lo splendido mare.

Poi è stata la volta dell’Austria, dove ho visitato Salisburgo e Gratz, preferendo la dimensione piu raccolta della prima e non apprezzando il misto tra moderno e antico della seconda.
La tappa successiva è stata la Calabria, dove la mia pancia è lievitata troppo e troppo velocemente. Cibo infatti buonissimo, paesaggi molto belli rovinati però da una cattiva tutela del territorio.
Infine sono stato a San Felice Circeo dove ho passato del tempo con il mio papà e il mio nuovo fratellino.

Il due agosto sarò a Venezia per seguire la mostra del cinema e naturalmente riporterò su questo blog le mie esperienze, forse non live, ma in differita quando tornerò il sette.
Durante queste vacanze ho visto numerosi film, segnati su un quaderno per paura di dimenticarne i titoli. Presto aggiornerò il blog, forse ne recensierò qualcuno ( anche se io non mi sento un critico o qualcuno che abbia la pretesa di saper recensire un film).
Quindi un saluto a tutti gli immaginari lettori e sperando che abbiate passato buone vacanze, vi saluto.
Winter’s Bone e The Next Three Days
Winter’s Bone, diretto dalla regista Debra Granik e tratto da un romanzo di Daniel Woodrell narra le vicende di una ragazza che cerca di salvare la sua famiglia dal rischio di perdere la casa dove abitano andando a cercare il padre, evaso di recente di prigione. Il film è ambientato nella provincia del Nord America, l’America che conosciamo di meno, quella piu a contatto con la crisi che stiamo vivendo in questo periodo, quella piu lontana da quel mondo che il cinema di Americano- Hollywood- ci mostra. Winter’s Bone è un film freddo, invernale, che tiene le distanze con il pubblico attraverso una regia distaccata ma efficace, una fotografia glaciale e musiche ridotte al
minimo. A tenerci caldo sono le ottime performance degli attori ( la giovane Jennifer Lawrence è stata candidata all’oscar insieme a John Hawkes e la storia emozionante.
The Next Three Days, diretto dal talentuoso Paul Haggis e interpretato dai bravi Russell Crowe e Elizabeth Banks, è invece il tipico film di Hollywood ( anche se è il remake di un film francese), dove l’eroe di turno combatte per riavere indietro la sua donna che gli è stata portata via ( in questo caso sua moglie è in prigione, accusata di omicidio). Anche se la trama è sempre la stessa, grazie a delle trovate intelligenti, anche se alcune eccisivamente inverosimili, a dei bravi attori e a una regia che anche se a volte esagera, rimane coinvolgente e azzeccata, The Next Three Days è un film vi terrà inchiodati allo schermo dall’inizio alla fine e che non vi deluderà se non per qualche scena.
Thor
Diretto dal talentuoso Kenneth Branagh, Thor è un film che sorprende, perchè anche anche se propone la solita formula adottata da Hollywood e sopratutto dalla Marvel in questo genere di film, riesce a essere convincente e affascinante. Sì perchè Thor convince per l’epica storia, raccontata con un pizzico di umorismo inglese ( merito di Branagh) che va a toccare temi classici ( uno tra tanti il rapporto padre-figlio) in un contesto intrigante come quello della mitologia Nordica. Inoltre una regia efficace, le ottime performance degli attori( la neo premio oscar Natalie Portman e il grandissimo Anthony Hopkins) e un non fastidioso uso degli effetti speciali, fanno di Thor un film godibilissimo da tutti, che può divertire in un pomeriggio di svago, ma può anche far riflettere chi ha voglia di indagare sotto a quell’enorme ammasso di effetti speciali e muscoli che è Thor.
Il Mistero Buffo di Dario Fo P.S. Nell’umile versione pop di e con Paolo Rossi
Mistero Buffo è un opera teatrale originariamente portata in scena per la prima volta da Dario Fo nel lontano 1969. Devo confessare che non la conoscevo, nella mia ignoranza teatrale, quindi potrò solo commentare la versione aggiornata e moderna di Paolo Rossi, senza fare confronti.
Paolo Rossi, comico e attore nostrano, nella sua versione del Mistero Buffo ci racconta, in dialetto, tre storie della bibbia, in ognuna delle quale compare Cristo. Un Cristo questo moderno, che si deve confrontare con l’italia dei nostri giorni. Infatti Paolo Rossi nel corso dello spettacolo non si limita a raccontarci una storia biblica, ci racconta anche i giorni nostri, con ironia, divertendoci ma anche facendoci riflettere.E’ accompagnato musicalmente dal bravo Emanuele Dell’Aquila che in alcune occasioni inserisce intelligentemente brani di musica rock contemporanea. Rossi gioca e scherza sul palco, non sta fermo un attimo; corre, salta, usa un bastone per enfatizzare la scena. Scherza e ironizza con e su tutti i personaggi biblici che incontra, sempre in maniera intelligente, sempre ricollegandosi a fatti di cronaca recenti. La nostra storia contemporanea si mischia con le antiche storie bibliche, in un connubio che oltre a divertire fa riflettere su quanto siano folli i giorni che viviamo e di come la nostra storia è assurdamente comica e drammatica allo stesso tempo.. Verso la fine dello spettacolo sale sul palco Lucia Vasini, bravissima attrice teatrale. Rossi, Dell’Aquila e la Vasini improvvisano per qualche minuto, coinvolgendo anche il pubblico. Poi quasi all’improvviso, Lucia Vasini inizia a recitare in padano la storia della madonna sotto alla croce, la sua disperazione. Uno dei momenti più toccanti di tutto lo spettacolo. Lo spettacolo si conclude poi con la crocifissione di un manichino, visto come un immaginario immigrato clandestino, simbolo della nostra società, messa in croce dai comici con la satira, ma messa in croce anche dalle nostre paure, dai nostri desideri. Una società che forse dovrebbe essere osservata con maggiore ironia e distacco, in modo da poter osservare e magari correggere i pregi e i difetti non solo della società stessa, ma anche di noi stessi.
127 Ore
Aron Raltson è un ragazzo a cui piace vivere da solo, senza nessuno intorno. Ama arrampicare,vorrebbe vivere di questo, ma è un ingengere. Nei weekend, senza dire niente a nessuno, parte e se ne va da qualche parte, da solo. E’ quello che fa un giorno di Aprile quando decide di andare a esplorare il Blu John Canyon. Qui incontra per caso due ragazze, passa del tempo con loro, poi riprende la sua escursione in solitaria. Tutto sembra procedere bene, ma mentre scende attraverso una gola, un sasso gli casca sul braccio, intrappolandolo contro una parete.
Rimarrà bloccato in quel canyon, senza acqua ne cibo, per cinque giorni.
Aron Ralston aveva raccontato la sua incredibile storia in un libro, Between a Rock and a Hard Place e Danny Boyle, regista di Trainspotting, The Beach e il recente The Millionaire, ha deciso di raccontarcela attraverso il cinema, restando così fedele al libro e agi avvenimenti reali, che Ralston, dopo aver visto il film, ha dichiarato che sembrava quasi un documentario.
Boyle aggiunge alla gia drammatica storia reale, un pathos, una forza emotiva, che solo attraverso lo schermo era possibile trasmettere. Il film tratta una storia di crescita personale, tema caro a Boyle che lo ha affrontato in numerosi suoi film, e noi cresciamo con il protagonista, intrappolato e costretto a confrontarsi con tutti i suoi demoni. Non era facile fare un film su uno scalatore bloccato per cinque giorni sotto un canyon, ma attraverso una regia, un montaggio, una colonna sonora molto curata e grazie alla grandiosa perfomance di James Franco tutto funziona perfettamente.
Alla fine del film viene da chiedersi se noi saremmo stati capaci di resistere come lui, se noi avessimo trovato la forza per andare avanti. Forse, alla fine, rischiare di rimanere bloccati in un canyon per cinque giorni è il male minore di fronte al vivere frenetico dei nostri giorni, al tralasciare quei valori e quegli affetti che ci portiamo dietro e spesso trascuriamo. Forse è necessario trovare del tempo per stare da soli per tornare a sentirsi veramente vivi.
Pezzo migiore del film:
Il film da il suo meglio verso la fine del film, quando Aron ha ormai quasi perso le sue forze e inizia a sentirsi veramente male ( fisicamente e psicologicamente).
Pezzo Peggiore
Forse l’incontro con le ragazze ( che è stato cambiato dalla realtà da Boyle dove Ralston insegnava a questa ad arrampicare mentre nel fillm fanno il bagno in una grottta). La scena è inserita per approfondire il personaggio principale, ma c’erano altri modi piu efficaci per farlo.
P.S.
La scena di lui che si libera dal masso è molto cruda, molti sono svenuti durante la proiezione, quindi verso la fine del film copritevi gli occhi. Andatelo a vedere però, non lasciatevi scoraggiare da una sola scena!
Never Let Me Go; Tron Legacy; Black Swan
Never Let Me Go
Il film a volte scorre un po troppo lentamente, ma gli ottimi attori, la storia di base intrigante e una regia pulita e efficace lo rendono un buon film. Bellissima la fotografia.
Tron Legacy
Seguito del film culto degli anni ottanta, è un trionfo visivo e sonoro, anche se il 3d non è eccelso. Straordinario Jeff Bridges ( che viene anche ringiovanito al computer per rappresentare l’antagonista del film). Storia interessante ricca di spunti, ma c’è troppa carne al fuoco e molti temi interessanti non vengono sviluppati a fondo . In certe parti noioso, ma si riprende coraggiosamente con scene spettacolari e la grande musica dei Daft Punk. Da segnalare anche Micheal Sheen nel ruolo di Castor.
Black Swan
Thriller psicologico diretto dal giovane e talentuoso Darren Aronofsky il film si avvale di una storia coinvolgente e terreficante e di un ottima Natalie Portman, protagonista assoluta del flm. Diretto con intelligenza e bravura il film si avvinghia all’anima dello spettatore trascinandolo dentro alla mente della protagonista, mantenendo un ritmo incalzante e trascinante per tutta la durata del film.











Source Code 8.5
Sucker Punch 6.5


